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Testimonianza sul viaggio missionario in Madagascar

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Quest’estate, dal 10 al 30 luglio sono stato in Madagascar ad accompagnare il Vescovo Adriano nella sua seconda visita pastorale alla missione reggiana sull’isola (la prima risale al 1998). Non sapevo quasi nulla del Madagascar, se non poche cose lette o ascoltate di sfuggita; alcuni missionari mi parlavano di un bellissimo paese e di un popolo molto accogliente. Ciò nonostante l’impatto è stato molto forte. Nella mia vita ho avuto la fortuna di visitare diversi paesi del terzo mondo, ma non avevo mai incontrato nulla di simile.

Il Madagascar è un’isola davvero stupenda, rigogliosa e fertile; è ricca di ogni sorta di materie prime, e la terra e il mare sono oltremodo generosi; ospita una popolazione non in sovrannumero, ingegnosa e soprattutto pacifica e cordiale. Eppure la popolazione è estremamente povera, vive nella miseria e nello squallore. Le ragioni sono molte, ma molto chiaro è il quadro che ha riferito una religiosa malgascia alla delegazione reggiana: «il Madagascar era chiamata l’isola felice, per la natura, la ricchezza del suolo, il carattere della gente, ma purtroppo, le vicende di questi ultimi decenni l’hanno ridotto ad un paese di pezzenti. Basta una malattia qualsiasi per rovinare un’intera famiglia, in una nazione dove i pochi ospedali sono a pagamento e quindi inaccessibili dalla quasi totalità della popolazione. La nostra classe politica o non conosce le situazioni drammatiche nelle quali la gente vive, o non se ne interessa, infatti è tutto al collasso, sia a livello nazionale che a livello locale. La corruzione non ha limiti ed è totalmente impunita».

Ciò che mi ha positivamente colpito è la presenza della Chiesa Cattolica e in particolare quella della Diocesi di Reggio Emilia, che in cinquant’anni ha inviato sacerdoti Fidei Donum, religiose e religiosi delle Case della Carità e membri dei Servi della Chiesa. L’opera dei missionari è certamente molto vasta e articolata: hanno costruito scuole di ogni ordine grado, ospedali e centri lavorativi, dirigono seminari e case di formazione. Tutto ciò è possibile grazie ad un lavoro capillare e paziente d’evangelizzazione che punta alla promozione integrale della persona umana, e che ha finora impedito al Madagascar di sprofondare del tutto. Dove è presente, attraverso le opere caritatevoli e i progetti RTM (Reggio Terzo Mondo), la nostra Chiesa rappresenta un importante motivo di speranza per la popolazione. In molte città che abbiamo visitato sono presenti dei volontari RTM, impegnati, in particolare, nella formazione agricola e nella prevenzione e assistenza sanitaria. Una caratteristica essenziale che identifica i progetti RTM è il modo di fare carità: non si portano e distribuiscono generi alimentari, medicinali e altri beni di sussistenza, ma si collabora con i malgasci, per sensibilizzarli e renderli autonomi, permettendogli di produrre meglio e di offrire una dignità alle loro famiglie e ai loro villaggi. Uno dei compiti primari di RTM è quello di prevenire, e di aiutare la gente a capire, che dalle malattie si può guarire e che dal degrado è possibile riscattarsi.

Ringrazio il Signore per avermi donato di vivere questa bella esperienza, di avermi permesso di conoscere un popolo così bello (e allo stesso tempo così bisognoso) e per avermi permesso di comprendere l’universalità della vocazione cristiana. Sentendoci in comunione con tutte quelle comunità cristiane che vivono lontano da noi, in ambienti e condizioni molto diverse dalle nostre, possiamo intenderci parte di una grande famiglia umana, che in modi diversi cerca la verità e sviluppa la propria vocazione, e quindi, di compartecipare all’edificazione del Regno di Dio.

don Luca Fornaciari

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Ultimo aggiornamento Sabato 24 Dicembre 2011 23:22  

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