In queste poche parole si gioca tutta la vita di quel lebbroso. Non si poteva avvicinare a nessuno, tutti fuggivano da lui; era considerato, a causa della sua malattia, maledetto, uno che porta la morte. Nel suo bisogno e nel suo dolore è capace di riconoscere Colui che è la Vita, e in un grande atto di fede ci insegna cosa è la preghiera. Crede che il Signore Gesù lo può purificare, gli può donare una vita completamente rinnovata. In questa fede e in questa consapevolezza prega, ponendo la forza della sua preghiera non nella sua volontà ma nella volontà di Gesù: “Se vuoi …”. Quante volte nella nostra preghiera proponiamo al Signore i nostri pensieri, le nostre richieste, i nostri bisogni, le nostre volontà sperando che ci assecondi, aspettandoci o persino pretendendo che li faccia suoi. Questo lebbroso ci insegna che la nostra salvezza e la pienezza della nostra vita è nella volontà di Dio, che la preghiera è quello spazio di intimità e di vicinanza con Lui in cui ci lasciamo toccare e rendiamo possibile l’incontro tra la Sua e la nostra volontà, e lì si compie la nostra purificazione e la nostra salvezza: “Lo voglio! Sii purifcato!”. Accogliere la volontà di Dio sulla nostra vita significa aprirsi a una grande libertà: il nostro interesse e il nostro pensiero come quello degli altri non sono più valore assoluto con cui confrontarsi e che mette sempre alla prova, ma svaniscono di fronte a ciò che veramente conta e dà valore e dignità a ogni piccola cosa: “sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio”.









